Imbrattacarta

Il piccolo Imbrattacarta amava giocare e correre libero per i campi con il fratello, il nonno e i suoi simpatici cani. L’amore per il disegno divenne presto la sua seconda lingua con cui comunicare emozioni, domande sul mondo e concetti personali, ironici e profondi. La passione per i colori nasce invece dalle ore passate a giocare con la mamma. Seduto sulle ginocchia del papà disegnavano assieme stupendi animali: il canguro venne proprio bene! L’amore per l’arte è arrivato più tardi, partendo dal canto lirico per tornare al disegno e alla ricerca artistica. Realizza nel 2010 con l’editore Presentarsì il volume Il galateo degli addii. Dal 2012 collabora con l’enologo Emiliano Rossi come consulente grafico. Dal 2017 espone nella mostra personale Vestire il vino a Desenzano del Garda, a Firenze per Artexpertise presso Galleria Merlino e in altre due collettive Arte Projects e Il fascino dell’immagine. Nel 2019 ha pubblicato per Pulci Volanti Il sogno di Max, la sua vera opera prima.


libri pubblicati


dietro le quinte…

Cosa ha significato per te lavorare all’albo illustrato Il sogno di Max e Max e Leo?

Lavorare all’albo Il sogno di Max ha significato per me realizzare un MIO sogno: che non era semplicemente “pubblicare qualcosa di mio” bensì avere la possibilità di raccontare una storia maturata e cresciuta in me da oltre dieci anni. Una storia, quella di MAX e del suo sogno, che volevo arrivasse con tutta la sua tenera allegria al cuore del piccolo lettore così come pure al cuore dell’adulto che lo accompagna nella lettura, esattamente come l’elefante adulto del racconto accompagna nel suo sogno il piccolo Max. È una storia che racconta quanto sia importante stupirsi della vita, capirsi, crescere e volersi bene empaticamente.

Se lavorare al mio primo albo ha rappresentato in un qualche modo “nascere” (è stato infatti il mio primo vagito nell’editoria per ragazzi), lavorare a questo secondo episodio della vita di Max posso dire che ha significato “crescere”. Non voglio dire assolutamente di essere “diventato grande”, semplicemente si è trattato di iniziare a pensare in modo diverso, con un’altra consapevolezza. Quindi, spero che ci sia anche un terzo episodio, per crescere un altro po’!

Questo lavoro ti ha suscitato qualche emozione particolare? In caso, ti andrebbe di raccontarci?

Sì, e volentieri! L’emozione più grande è stata quando, dopo alcuni tentativi, Max è “nato” sul mio taccuino. Mi guardava con il suo occhione spalancato, sembrava mi chiedesse di poter muoversi, che mi invitasse a giocare con lui. Essendo papà di due ragazzi, poi, l’emozione più grande durante la lavorazione me l’hanno regalata le ultime scene, in particolare quella dove il papà si abbraccia con Max commosso: lì ho disegnato me stesso quando abbracciavo i miei bimbi commuovendomi per quanto fosse grande e stupefacente la vita nella loro piccola testolina.

Quando si lavora a concetti così importanti come l’amicizia, la sfera emotiva, il rapporto con il “diverso” e con la propria identità penso che sia impossibile non rispecchiare se stessi e non emozionarsi. Nel vedere Max scoprire il mondo di Leo, commuoversi sorridendo, giocare fino a sfinirsi mi ha fatto diventare un’altra volta piccolo. Posso dire di aver di nuovo assaporato alcune emozioni di allora! Per questo ho voluto fortemente che il nome del co-protagonista richiamasse quello di mio nonno: si chiamava Leopoldo e con lui ho vissuto momenti molto belli, ricordi indimenticabili legati alla mia infanzia.

Siccome è un libro che parla degli affetti e di amicizia, soprattutto, ho poi incluso il cammeo di un personaggio creato ispirandomi ad un mio carissimo amico qualche anno fa. Io e lui eravamo molto diversi, anche per età, e lui purtroppo è scomparso proprio durante la lavorazione di questo libro. Così, includere in una tavola il bradipo Egidio, è stato un mio omaggio alla nostra speciale amicizia oltre che a quella tra Max e Leo.

Ci sono stati momenti di difficoltà, e anche di fluidità, nel tuo processo creativo?

La storia di Max è nata nella mia testa diversi anni fa suscitata dal’ascolto del Valzer n.2 dalla Seconda Jazz Suite di Shostakovich e anche se avevo le idee molto chiare circa la trama, l’aspetto più importante era trovare un protagonista adatto che mi aiutasse a raccontarla dando quel carattere tenero che la contraddistingue senza scadere nel melenso. Max era perfetto. Una volta trovato il personaggio però “Come avrei fatto a dare il senso di stravolgimento, quella sensazione di inebriamento dovuto ai numerosi giri in giostra di Max?” Bisognava trovare un “meccanismo” che mi aiutasse a stravolgere l’orizzonte in modo logico e coerente. In questo l’aiuto di Chiara Bongiovanni (art-director e pulce volante) è stato prezioso!

Max nasce in un anno difficile che ricorderemo tutti, ma nasce anche in un mio anno difficile e momenti di difficoltà ne ho avuti parecchi. Era una storia che non decollava. Penso che gran parte del problema fosse il non voler lasciarmi coinvolgere. Un po’ come Max, che all’inizio rifiuta l’affetto, io non accettavo questa storia, poi lasciando andare le mie reticenze tutto ha trovato una propria logica.

Contrariamente a Il sogno di Max, in questo episodio inizialmente non avevo una storia già strutturata, con un inizio e una fine chiari da subito. Non c’è infatti un brano musicale che guidi la narrazione come nel primo libro. In questo caso si è trattato di mescolare tutta una serie di stimoli, emozioni cercando di individuare la loro forma. La storia si è creata a poco a poco e per far quadrare tutto mai come in questo caso mi è stato utile uno studio serio e approfondito dello storyboarding… penso di averne fatti almeno quattro!

Quali sono le pagine a cui sei più affezionato e perché?

Il frontespizio, la scena dell’autobus! Max è una storia in cui ho messo molto di me. Mi ricordo infatti degli interminabili viaggi fatti da casa a Reggio Emilia in autobus. Spesso mi sentivo un pesce fuor d’acqua: in mezzo a tutto quel vociare vivace dei miei coetanei io così in crisi con la mia adolescenza! Così quando vedo il faccino triste di Max al di là del vetro appannato in mezzo a tutti gli altri elefanti vocianti, la pioggia che cade fuori, provo un senso di grande tenerezza per lui.

Ce ne sono parecchie… la giungla, per esempio, quando compare nelle tavole sempre diversa e “viva”, mi piace vederla come un terzo personaggio del libro. Per realizzarla ho creato una tavola lunga quasi un metro! Ma se proprio devo scegliere la pagina che amo più non ho dubbi e penso che la ameremo tutti sopra tutte: è il risguardo finale. Perché? Ve lo lascio scoprire da soli…

Come è stato lavorare con le Pulci Volanti?

Mi sono sentito in famiglia da subito: capito al primo sguardo. Non potevo trovare un editore migliore per iniziare la mia avventura di illustratore per l’infanzia. Tutto è stato naturale e le modifiche che abbiamo apportate al progetto originale sono state frutto di una condivisione di intenti e pensiero. Quindi quelle modifiche le sento mie esattamente come se le avessi concepite io stesso.

È stato molto piacevole, direi che si è ripetuta sostanzialmente quell’idea di casa in cui mi sono ritrovato già dal nostro primo progetto. Una cosa che ho avuto modo di apprezzare particolarmente è stato il lavoro di Chiara Bongiovanni come art-director! Tra le altre cose è un ruolo nascosto, dietro le quinte e saperlo fare bene è fondamentale per ogni casa editrice. Potrei quasi definire queso libro un lavoro a quattro mani tanto è stato determinante il suo aiuto in quanto a stimolare il pensiero creativo, fino a farlo fiorire. Ha saputo dosare i suoi consigli senza imposizioni cercando di farmi crescere come artista e illustratore. Un’esperienza che spero di ripetere presto e per cui la ringrazio profondamente.

Pubblicità