Ilaria Guarducci

Già da piccola disegnava buffi omini e sognava di fare fumetti. Esordisce nel 2012 con l’albo illustrato A spasso con gli alieni per Camelozampa, mentre scrive e illustra libri per Vannini EditoreCoccole BooksFatatrac Giunti. Sempre per Camelozampa pubblica gli albi illustrati Le straordinarie macchine del signor Mustacchio nel 2014, edito in Corea, Gran Bretagna, Giappone e Portogallo, nel 2016 Spino, edito in Cina e Francia, e nel 2018 Uff. Dello stesso anno è l’albo illustrato Guess which hand per l’americana Chronicle Books. 


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dietro le quinte…

Cosa ha significato per te lavorare a Metamorfosi?

Uno degli aspetti che ha reso molto interessante lavorare a Metamorfosi è stato quello di trovare una caratterizzazione a livello cromatico, stilistico, narrativo ed emotivo per ogni “storia”, ma allo stesso tempo rendere le tre storie omogenee in maniera che i tasselli di tutte quante fossero interscambiabili.

Ti ha suscitato qualche emozione particolare? In caso, ti andrebbe di raccontarci?

Non avevo mai lavorato ad un testo poetico, così intenso oltretutto, spesso ho avuto l’impressione che parlasse proprio di me. Ho lasciato che ogni storia evocasse un’atmosfera, così sono nate le prime immagini un po’ pungenti e inquiete di “parole erranti”,  le immagini più acquatiche di “parole impalpabili” e quelle più leggere e primaverili di “parole lievi”. Ovviamente sono affiorate senza un ordine preciso, ma seguendo l’eco delle parole di Alessia che più risuonavano in me.

Ci sono stati momenti di difficoltà, e anche di fluidità, nel tuo processo creativo?

Lavorare su un testo poetico mi ha fatto sentire molto libera, mi è sembrato di creare una storia nella storia, molte immagini sono arrivate davvero in maniera spontanea, oppure alcune frasi sembravano perfette per illustrazioni che avevo in mente ma non avevano ancora mai visto la luce. Mi è piaciuto creare elementi che si richiamassero e si rincorressero tra loro nelle varie tavole. Andando a toccare alcune corde così profonde ci sono stati anche dei momenti meno fluidi, ad esempio sulla frase “Domani vedrò nei limiti le possibilità”. Non penso sia avvenuta per caso la “sosta forzata” su questa frase e la scoperta che poi la “soluzione” si trovava proprio nell’abbandono, nel lasciarsi sfaldare, sfumare, nello “scoprire incerti i propri contorni”.

Quali sono le pagine a cui sei più affezionata e perché?

Le pagine a cui sono più affezionata sono quelle di “parole erranti” penso sia perchè sono quelle in cui il testo e più duro e insidioso, si parla di solitudine, incertezza, tensione… e questo mi ha dato modo di frugare bene in fondo alla mia parte oscura e sofferente e trasformarla in qualcos’altro. L’ultima pagina comunque ci ripaga dello sforzo fatto e ci regala una fioritura primaverile.

Come è stato lavorare con le Pulci Volanti?

Lavorare con Alessia e Chiara e stato molto naturale, penso ci sia proprio una bella intesa, c’è stato scambio di idee, suggerimenti e spunti risolutivi. Abbiamo parlato molto prima di cominciare, mi hanno lasciata libera di perdermi e di ritrovarmi nelle parole e nelle immagini facendomi da faro guida nei momenti di necessità.

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