Susy Zanella

Quando era bambina le piaceva disegnare al contrario le facce dei suoi personaggi. Già allora creava giornalini con fumetti e quiz, che alla fine regalava alle amiche. Voleva fare il veterinario, ma poi ha compreso che era più interessante disegnare gli animali e le loro storie meravigliose. La necessità di raccontare il suo modo di sentire il mondo e l’amore per il libro, inteso come opera d’arte, l’ha condotta a diventare illustratrice e autrice. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna e ha vinto numerosi premi, fra cui il Secondo Premio al XI Concorso per Fumettisti e Illustratori di Lucca Junior  e per due anni consecutivi il Primo Premio al concorso Librifattiamano. Collabora con importanti case editrici italiane, tra le sue pubblicazioni troviamo Voglio la Luna, Una rabbia da Leone, Quando mi sveglio, Il coccodrillo in bicicletta, Diventare Regina, Un’ombra sulla luna, La mia bacchetta magica e Un’orchestra nella giungla.


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dietro le quinte…

Cosa ha significato per te lavorare all’albo illustrato Prima era uno?

Prima era uno è un progetto semplice, semplice come il messaggio che tiene in sè. Viviamo in un epoca di innovazione, modernità, tecnologia e di benessere, ci troviamo di fronte comunque alle guerre, al razzismo, alle violenze e alle disuguaglianze dove l’individuo rimane sempre e solo UNO. Questo libro non ha l’ambizione di cambiare il mondo ma semplicemente di piantare un piccolo seme nelle menti dei piccoli lettori per insegnargli ad essere più uniti. Come spesso capita, i miei progetti nascono senza parole, per cui devo ringraziare Maddalena Schiavo che ha accettato di scrivere per questo libro e che ha dato così il senso di tutto.

Questo lavoro ti ha suscitato qualche emozione particolare? In caso, ti andrebbe di raccontarci?

È nato per una necessità, la prima volta che ho pensato a questo progetto è stato anni fa intorno al 2017 circa. In quel periodo si sentiva parlare spesso degli attentati terroristici islamici contro i paesi occidentali, non riuscivo a non pensare a quello che stava succedendo nel mondo, continuavo a pensare alle grandi guerre, agli atti terroristici, alla violenza tra gli esseri umani, al razzismo che ancora incombe su di noi così è nata la necessità di mettere su carta un un pensiero, una sensazione, un sentimento.

Ci sono stati momenti di difficoltà, e anche di fluidità, nel tuo processo creativo?

Spesso quando ho un’idea per un progetto è come se restasse silente dietro la mia testa. Pur sapendo che è lì, molte volte non ho la capacità di vederla veramente. È come se fosse solo una sensazione, poi, quando si presenta, arriva tutta in una volta come uno starnuto, è stato così anche per Prima era uno non ho avuto nessuna difficoltà, è stato un procedimento davvero fluido e ho lavorato senza uno story board, facendo tutte le immagini che avevo in mente e poi mettendole in ordine. L’ho realizzato in pochissimo tempo.

Quali sono le pagine a cui sei più affezionato e perché?

La prima immagine che ho visto quando è nato questa idea è anche una delle mie preferite. È quella delle due città che si riflettono tra le pagine, la città occidentale che si riflette in quella orientale e viceversa. Credo sia una forte immagine simbolica, che racchiude in sè tutto il senso del libro.

Come è stato lavorare con le Pulci Volanti?

Lavorare con le Pulci Volanti è stata una bellissima esperienza. Abbiamo creato un team, un gruppo di lavoro dinamico, insieme abbiamo dato forma a questo piccolo gioiello, ognuna di noi ha dato il suo contributo per suggerire modifiche, correzioni e idee.  Il nostro lavoro, ma soprattutto la nostra collaborazione,  ha dato vita a ciò che è contenuto nel libro: come piccoli granelli diversi,  man mano ci siamo incontrate e insieme abbiamo costruito grandi cose.