Giada Franceschelli

Aveva una casa di legno, dove invitava i suoi amici e i gatti dell’orto a gustare deliziose pietanze di terra e foglie. Nella sua stanza il papà aveva dipinto su una parete uno scorcio di un paesaggio di campagna, che l’ha coccolata per tanti anni. Si è diplomata all’ISIA di Urbino in grafica delle immagini indirizzo illustrazione. E’ stata selezionata ai concorsi di Lucca Junior 2019 per il premio Livio Sossi e di Renner 2019 per il tema Rosso, partecipando a entrambi con un collettivo di artisti. Giada collabora per vari progetti editoriali da freelance. Mannaggia, piove! è la sua opera prima.


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dietro le quinte…

Cosa ha significato per te lavorare all’albo illustrato Mannaggia, piove?

Una finestra aperta su qualcosa verso cui ho sempre guardato con ammirazione, ma da cui non mi sono mai affacciata. Mannaggia, piove! è il primo progetto finito nel quale sono sia autrice che illustratrice. Realizzarlo è stata l’occasione per andare verso una direzione nuova e non soffermarmi solamente sul mondo delle immagini.

Questo lavoro ti ha suscitato qualche emozione particolare? In caso, ti andrebbe di raccontarci?

Questo libro nasce come progetto di tesi per cui le emozioni sono state fortemente altalenanti. Sapevo che avrebbe rappresentato un punto di chiusura degli anni di studio, ma anche di inizio, qualcosa di nuovo. Indubbiamente però, a lavoro finito, avere tra le mani il libro mi ha dato grande soddisfazione e affetto.

Ci sono stati momenti di difficoltà, e anche di fluidità, nel tuo processo creativo?

La difficoltà maggiore è stata la scadenza imminente che ha generato molto stress. Con il senno di poi, però, alle volte avere delle limitazioni permette di non perdersi. La parte di ideazione, ricerca, bozzetti, mi ha richiesto molto tempo, fatto di tentativi, sconforti e confronti. Una volta creato lo storyboard è iniziata la parte divertente e fluida dove mi sono finalmente dedicata alla realizzazione delle illustrazioni. Quelli li ricordo come giorni liberatori e di leggerezza.

Quali sono le pagine a cui sei più affezionato e perché?

Sono molto affezionata all’apertura che vede la protagonista abbigliata da esploratrice con le mani a cannocchiale. Questa immagine è stato lo spunto per pensare a tutte quelle a venire, il faro che mi ha guidata ancor prima che esistesse la storia finita. Poi direi l’apertura nella grotta dove ho rappresentato, in grande, il mio gatto. Non poteva mancare nella storia!

Come è stato lavorare con le Pulci Volanti?

Lavorare con le pulci è stato come un regalo impacchettato, inaspettato quando lo si riceve e ancor più bello quando lo si apre. Ho avuto un’opportunità doppiamente speciale, in primis vedere apprezzato il mio libro e poterlo pubblicare, in secondo luogo, il poter collaborare con Chiara e Alessia, persone deliziose che mi han fatta sentire a casa sin da subito, coinvolgendomi in ogni passo con entusiasmo e dimostrandomi come serietà si sposi alla perfezione con gentilezza e confronto.